LA
BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO
Camminavo
a piedi nudi, in quei giorni assolati di primavera, attraversando
quell’infinito campo profumato di viole, saltando fossati di acqua immacolata,
fino ai margini della fattoria - e un profumo di stalla, di latte e di fieno si
mescolavano come fragranza
all’odore dell’erba appena tagliata - dentro quell’atmosfera tersa da
ogni contaminazione, tutto era bellezza, e pace, e armonia. Il mio piccolo
cuore pompava goloso l’immensità del cielo e ogni emozione, bagliore e suono si
facevano estasi e trascendenza. E poi arrivarono le fabbriche, e niente fu più
come prima. Rumori di ferraglie, di magli e di catene, profanarono quel
silenzio perfetto e tutti avevano qualcosa da dire. Così, un chiacchierio
assordante avvolse il mio piccolo paese per sempre.
Il Nulla
avanzava divorando e fagocitando ogni cosa! Il mio infinito prato di viole
scomparve sotto un grande centro commerciale, e così il fossato e la fattoria.
I canti crepuscolari delle donne furono messi a tacere per sempre, mentre la
televisione, imperturbabile, dettava le sue condizioni.
Frigoriferi
e lavatrici invasero le cucine, e mobili di truciolato spodestarono i tavoli e
le madie di castagno.
E con la
TV arrivò la spazzatura, e poi le scorie tossiche, i rifiuti speciali e la
discarica, e mentre tutti avevano sempre qualcosa da dire, la bruttezza
sferrava il suo colpo finale pianificando e approvando l’idea di un grande
inceneritore. Così il mio piccolo paese era sparito, devastato e stuprato dalla
stupidità umana – sterminato di ogni sua bellezza e magia, trasformato in un
lugubre cimitero di zombi parlanti, incapaci di amare, di pregare e di gioire.
Oggi, uno
spettacolo agghiacciante di orrore e di bruttezza, scandisce la nostra
quotidianità e un’inconscia e persistente paura, tradisce ogni sentimento di
felicità e di amore.
Non
troveremo pace in un mondo affollato di mostruosità e di vergogna, ne la gioia
e l’amore potranno mai davvero abitare il nostro cuore.
La
bellezza è una condizione senza la quale nulla può esistere. I suoi effetti
sugli individui, sono molteplici e diversi, e tutti vertono al bene comune. La
bellezza è stimolante, immaginifica e creativa, terreno di coltura di ogni
sentimento umano che aneli alla pace e alla solidarietà! La bellezza incalza alla passione che
si fa vigore e volontà, coraggio e perseveranza - induce alla fede proiettando
l’uomo oltre i confini della vita terrena fin dento il mistero della morte,
pacificando la sua anima. La bellezza è purezza e innocenza, conforto e
speranza - e come l’aria si respira, come nell’acqua ci si immerge, profuma di
lavanda, di bucato, come i panni stesi al sole accarezzati dalla brezza
mattutina. Ed è armonia e bisbiglio, suono di flauto e preghiera, verità e
certezza, femmina e regina: contemplazione. Cura ogni dolore e ansia e
smarrimento. E non è schiava, ne serva, ne sgualdrina, ma danza libera fra i
fiori del ciliegio, si erge fiera sopra tempio di Athena, per poi planare giù,
sui fiumi e le foreste, fino ad inerpicarsi sull vette innevate, immacolate
come la sua bianca veste di seta.
“Dove
cercherete la bellezza, e dove pensate di trovarla, se non sarà lei stessa
vostra via e vostra guida? Come potrete parlarne, se non sarà lei stessa la
tessitrice del vostro discorso?
La
bellezza non è un bisogno, ma un'estasi. Non è una bocca assetata né una mano
vuota protesa, é piuttosto un cuore infiammato e un'anima incantata.
Non è
l'immagine che vorreste vedere, e non è il canto che vorreste udire, é
piuttosto un'immagine da vedere a occhi chiusi e un canto da udire con le
orecchie tappate.
Non è la
linfa nei solchi della corteccia, né un'ala accanto a un artiglio. E’ piuttosto
un giardino sempre fiorito, e una moltitudine d'angeli eternamente in volo.
La
bellezza è la vita quando la vita toglie il velo dal proprio volto santo. Ma
voi siete la vita e siete il velo.
La
bellezza è l'eternità che si contempla in uno specchio. Ma voi siete l'eternità
e siete lo specchio”. Gibran
“..Il
problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono,
nemmeno l'ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più.
Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse
perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade
Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito
desiderio”. -Pasolini
Che cosa
resta oggi della bellezza, quando l’abominio e la profanazione scandiscono ogni
attimo della nostra vita e ogni passione è defunta sotto la schiacciante opera
di omologazione liberista?
Gli
stessi schiavi d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di
una smisurata passione. E non era il denaro, lo spartiacque fra la gioia e il
dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità
di amare e di sperare che, da sempre, aveva contraddistinto gli individui delle
civiltà del passato - un mondo perfetto, messo a tacere per sempre dalla
stupidità dell’uomo di quest’epoca orripilante.
La
passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di
bellezza - trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle
aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita.
Quale
passione, oggi, arde nel cuore di quest’uomo? Quale spirito divino alberga nella sua anima? Da quale
pozzo, misura il livello della sua felicità e, l’acqua di quale torrente,
ristora e placa l’arsura della sua sete di bellezza?
L’immagine
raccapricciante di quest’epoca dissennata pregna di relativismo, è la
rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume
di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che al pari di
cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri
schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi
comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, scempio, dolore e distruzione.
Questi
ultimi cento anni di storia sono stati caratterizzati da una crescita
esponenziale della violenza, della paura e della crudeltà. Una escalation
sistematica dell’orrore che non ha eguali nella storia dell’umanità. Due guerre
mondiali, il nazifascismo e la bomba atomica, sono state le prove che hanno
anticipato il debutto, della più inimmaginabile tragedia umana che, nel
Liberismo Relativista, incarna la quint’essenza del maligno al potere. Un
potere di morte che ha tradotto ogni bellezza in carne da macello, e la nostra
anima, in un desolato deserto dello spirito.
Dobbiamo
dunque cercare di instillare il seme della bellezza di cui siamo portatori, nel
cuore della gente, così da potere cogliere quella sua scintilla divina, che si
cela dietro ogni singola particella del creato. Per questo credo anch'io come
Dostoevskij, che solo la bellezza può salvare questo mondo alla fine.
Gianni
Tirelli
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